Un tessuto fatto di pasta: il Filindeu

 

Filindeu preparazione

A poche decine di chilometri a nord di Nuoro si trova Lula, un piccolo paese immerso in una splendida campagna collinare adagiato nella  zona della Sardegna, chiamata Barbagia nuorese.

Poco distante dal centro abitato sorge il Santuario di San Francesco di Lula, edificato nel 1890 da un giovane nuorese scagionato dall’accusa di omicidio.

Da allora ogni anno si celebrano due pellegrinaggi e quando i viandanti e i  fedeli arrivano al santuario, vengono rifocillati con un pasto dal sapore antico, la zuppa con Su Filindeu.

I Filindeu, in dialetto sardo significa i fili di Dio ed è un tipo di pasta molto raro perché viene prodotto soltanto in casa, su un  tavolo di cucina e  si realizza utilizzando acqua, sale e semola di grano duro.

L’impasto di questi ingredienti viene poi lavorato con un sapiente movimento delle mani dove la pasta viene sdoppiata e  tirata  trasformandola in sottilissimi fili che vengono sapientemente disposti  su tre strati sovrapposti in diagonale e intrecciati in modo da  formare un sottile cerchio dalla superficie irregolare, che viene fatto essiccare, dopodiché  la pasta viene spezzata grossolanamente per poi essere cotta.

filindeu spezzato per essere cotto

La ricetta tradizionale sarda prevede la cottura del Su Filindeu nel brodo di pecora, accompagnato da pecorino fresco.

Questa è la pasta più rara al mondo attualmente sono appena dieci le donne a saperla fare.

Per poterla assaggiare bisogna guadagnarsela, percorrendo a piedi la strada che da Nuoro porta al santuario durante  la festa dedicata che si svolge nel mese di ottobre e nel mese di maggio dove per nove giorni si è coinvolti in preghiere, balli tradizionali e fiumi di vino rosso.

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