Scilla tra mare e leggenda

Il mare limpido, le spiagge sabbiose e una ricchissima tradizione enogastronomica, rendono il borgo marinaro di Scilla una delle meraviglie della Calabria.
Oltretutto il suo nome rievoca alla mente antiche memorie, infatti di Scilla e Cariddi si trovano riferimenti sia nei famosi poemi di Omero e Virgilio che nelle Metamorfosi di Ovidio.
Tutti e tre i testi sono concordi nel rappresentare Scilla e Cariddi come due spaventosi mostri marini che dimoravano l’una vicino all’altra a formare lo Stretto di Messina e se Cariddi ingoiava e gettava fuori per tre volte al giorno l’acqua del mare creando dei mulinelli giganteschi, la pericolosa Scilla insidiava i naviganti ghermendoli con il suo aspetto di bellissima vergine ma divorandoli con le sue teste di lupo.

Scilla e cariddi rappresentate nello stretto Messina

Omero racconta delle atrocità che la mostruosa Scilla compie senza ribrezzo nei confronti dei nocchieri che mai oltrepassano illesi il suo covo, Virgilio invece la vede come un’insidia per gli uomini che attraversano le sue acque perché metà donna e metà lupo e pesce.
A dare maggiori spiegazioni su come Scilla sia diventata un temibile mostro marino è Ovidio. Il poeta latino nelle sue Metamorfosi racconta la storia di Glauco, un pescatore tramutato in un essere divino metà uomo e metà pesce, che vedendo la bellissima ninfa fare il bagno presso gli scogli di Zancle, l’odierna Messina, le dichiarò tutto il suo amore.

Scilla, però, non capendo che tipo di creatura avesse davanti, fuggì terrorizzata e si rifugiò su un’altura vicina. Per tentare di conquistarla, Glauco si rivolse alla maga Circe cui chiese di fare un sortilegio su Scilla per farla innamorare di lui. La maga, contraria a che un dio si legasse a una semplice mortale, gli si offrì al suo posto. Glauco la rifiutò e Circe decise di vendicarsi preparando un filtro per Scilla. Quando la ninfa andò per farsi il bagno, vide le sue gambe trasformarsi in code di serpente con teste di cane. L’orrore fu tale da farla rintanare in una grotta marina vicina a Cariddi. Ecco perché ancora oggi si tramanda la fama di Scilla e Cariddi come di un passaggio particolarmente rischioso da oltrepassare.

In realtà la Scilla di oggi sulla costa Viola calabrese è una delle mete più ambite dai turisti amanti del mare, si sviluppa tutta sul promontorio a picco sul mare, la cui punta è dominata dal Castello Ruffo.
E’ il luogo ideale per rilassarsi e trascorrere le proprie vacanze, tra mare e natura si ha la possibilità di immergersi in un fondale ricco di biodiversità, di assistere a tramonti mozzafiato e intravedere lo Stretto di Messina e le Isole Eolie.

Scilla possiede anche una ricca tradizione enogastronomica, propone innumerevoli ristoranti e locali tipici e sono tantissime e diverse le particolarità e caratteristiche di questo diamante grezzo che non vede l’ora di essere scoperto dai visitatori di tutto il mondo.
Tuffiamoci nelle sue acque cristalline nella sua storia e viviamo le sue antiche tradizioni culinarie.

3 thoughts on “Scilla tra mare e leggenda

  • Damiano

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    Esperienza più che positiva. Molto caratteristica la pesca al pesce spada da gustare in vari modi. Locali caratteristici sul mare da provare assolutamente. Peccato un po’ di pulizia in più non guasterebbe, ma questo lo dobbiamo fare noi turisti in primis!

  • Teresa

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    Quando si è in Calabria, Scilla è un borgo che non si può non visitare , si ha la sensazione di essere in un posto di altri tempi .Panorami meravigliosi mare e ambiente circostante ne fanno da padroni. Ottima cucina!

  • Greta

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    Scilla, un paradiso inaspettato ma dimenticato dal mondo imprenditoriale.

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