Vivendo vintage ho scoperto che ho venti password e che "codice ergo sum". Che un foglio di carta può reggere il confronto con un foglio elettronico. Che una lettera scritta a mano può avere in sé la multimedialità che un ipad ancora si sogna. Che i ragazzi non hanno canzoni da dedicarsi. Che un eroico cinema di paese sta ai multisala come un ristorante ai fast food. Che puoi avere una spider e una bella bionda accanto ma con la tv lcd sul cruscotto rovini tutto e non rimpiangerai mai la tua 600.
Che fotografiamo e filmiamo ma non ricordiamo. Che un'automobile con i suoi molti anni può rivelarsi compagna fedele. Che un social network può renderti maleducato. Che una ruga in più ha la forza di affascinare come nessun botulino. Che una vacanza senza trilli è diventata un lusso. Che un calcio balilla può far arrugginire la più moderna console. Che una fiaba a mille ce n'è rivaleggia con i cartoon winxati e scosciati e fa del bene ai bimbi e alle mamme e ai papà e farebbe bene a tutte queste famiglie due punto zero che spesso si ritrovano con rapporti sotto zero.
Vivere vintage non significa rifiutare ipad e google e aggiornamenti e invenzioni e comodità e auto che parcheggiano da sole e 3D e telefonini più intelligenti di noi e fibre ottiche e tv sottili come carta da parati e la chirurgia plastica... Significa sapersi fermare un attimo e respirare e sognare per poi tornare a muoversi verso il futuro utilizzando tutto il bene di questo meraviglioso progresso senza permettere al meraviglioso progresso di prenderci per un braccio e strattonarci in là, troppo avanti, in là dove magari non abbiamo neppure chiesto di andare ma dove è un attimo ritrovarsi.
Sono tre anni che vivo vintage. Ecco che cosa ho scoperto.






