Anno di studio all’estero

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Per tanti adolescenti settembre è il momento di decidere se frequentare la quarta superiore all’estero.

Un anno che può fare la differenza negli studi, nella carriera e soprattutto nella propria vita.

Si chiama “anno di studio all’estero”. Si trascorrono nove mesi di scuola, esattamente la quarta superiore, in un altro Paese, ospiti di una famiglia locale.

Una possibilità riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca MIUR che dal 2013 ha varato le linee di indirizzo sulla mobilità studentesca internazionale individuale.  Un fenomeno fortunatamente in grande crescita.

Quando bisogna organizzarsi?

Come per tutte le cose è sempre meglio muoversi con largo anticipo in questo caso un anno prima, all’inizio del terzo anno delle scuole superiori, questo consente di garantirsi un posto nella destinazione prescelta, di adempiere con assoluta serenità a tutte le pratiche burocratiche necessarie e soprattutto di tornare in tempo per preparare la maturità.

Come si fa?

Si contatta una delle organizzazioni che seguono l’anno di studio all’estero, alcune di queste possono essere: WEP, STS, INTERCULTURA, MB Scambi culturali, Programma Itaca INPS e via dicendo.

Si rischia di perdere l’anno scolastico ?

Per fugare ogni possibile dubbio, esiste un decreto legislativo ed una nota ministeriale del 2013 che riconosce lo studio all’estero come “parte integrante dei percorsi di istruzione”e tutti i voti  ricevuti valgono per  la riammissione nella scuola d’origine e la valutazione finale . Sarà sempre il Consiglio di Classe  a decidere se sottoporre lo studente a prove integrative soprattutto per le materie trascurate, per questo è consigliabile coinvolgere i docenti nella proposta  del piano didattico da seguire all’estero.

Il Paese più ambito?

Gli Stati Uniti a seguire l’Europa.

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I ragazzi, dopo aver sostenuto e superato vari test e colloqui di valutazione e selezione,  partono con la benedizione dei loro licei, per fortuna più aperti rispetto un tempo all’espatrio e sicuramente più collaborativi nell’integrare il curriculum dello studente del quarto anno agli studi oltre confine.

Anche le stesse famiglie sono diventate meno restie nell’era della globalizzazione  a mandare i propri figli all’estero .

L’anno all’estero consente di seguire le lezioni a volte sostenere esami, oppure competizioni inerenti le materie del ciclo di studi prescelto, aiuta a partecipare a gare sportive , alla vita quotidiana del Paese dove si viene ospitati, insomma l’esperienza fa davvero la differenza ed indubbiamente aiuta a responsabilizzare il ragazzo.

Se si considera poi che i responsabili del personale delle aziende valutano in un curriculum le abilità personali  dette “Skill” come ad esempio : Indipendenza, Spirito di adattamento, Capacità di problem solving  e cercano la voce “studi all’estero” prima di guardare il voto di laurea, questa è l’opportunità giusta per realizzare una base adeguata.

Il punto è che le aziende domandano quello che gli stessi ragazzi cercano ovvero: Autonomia, Responsabilità, Inglese fluente.

Tutte queste competenze aiutano ad aprirsi al mondo, ad essere duttili  nei confronti di altri modelli educativi e soprattutto aiuta per capire meglio chi si è coi propri limiti e le  proprie capacità , aiuta a mettere in evidenza i propri punti di forza e di debolezza  per poter individuare prima e  realizzare  poi ,un progetto per il proprio futuro.

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Ho parlato con Alessandro C. un ragazzo che frequenta il Liceo Cartesio di Cinisello Balsamo , un comune dell’hinterland di Milano e che ha appena terminato di frequentare il quarto anno di studio all’estero negli Stati Uniti a Edna in Texas.  Mi ha raccontato con entusiasmo la sua esperienza, mi ha spiegato che grazie a delle competizioni  di matematica e di robotica, a cui ha partecipato con successo presso la sua scuola americana, Edna High school, ha potuto individuare le sue competenze, tanto da prendere in considerazione, dopo aver conseguito la maturità, di iscriversi al Politecnico di Milano. Alessandro C. mi ha anche spiegato della collaborazione che ha avuto dai suoi insegnanti  e che al suo rientro gli hanno dato solo dei compiti aggiuntivi per integrare il programma scolastico, soprattutto degli approfondimenti di filosofia.

Non deve sostenere nessun esame integrativo.

Parlare con Alessandro C. mi ha confermato che l’anno all’estero valorizza una solida preparazione di base, prepara ad una cultura generale più ampia, riempie le lacune dello scarso apprendimento della lingua straniera, incentiva e sviluppa i propri interessi e di conseguenza le proprie capacità , sviluppa una consapevolezza personale che serve ed è indispensabile per fare dei propri sogni un progetto di vita.

 

 

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3 thoughts on “Anno di studio all’estero

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